Quando l’organismo non tollera il glutine

Sulla celiachia, la malattia che rende l’organismo intollerante al glutine sono stati,e vengono, scritti, fiumi di parole. Parole che, troppo spesso, hanno creato e creano false convinzioni tanto che non è infrequente sentire affermazioni del tipo “soffro di una leggera forma di celiachia” o,al contrario, di sentire raccontare di forme particolarmente severe della malattia soprattutto quando ad esserne colpito è un bambino.
In realtà la celiachia è una patologia che non conosce vie di mezzo: semplicemente o si è celiaci o non lo si è. L’unica variabile è costituita dalla diversità dei sintomi associati e dalla tempestività della diagnosi: quanto più questa è rapida, tanto più possono essere limitati, o addirittura elminati, i danni che il glutine provoca nell’organismo degli individui affetti da questa malattia.
La celiachia può presentarsi a qualsiasi età e con una varietà di sintomi che non sempre la rendono facilmente riconoscibile anche perché spesso associabili ad altre patologie. Tra questi i più comuni sono i disturbi addominali (gonfiore, tensione, costipazione o, al contrario dissenteria, dolore, etc…), il vomito e il dimagrimento. Nei bambini la malattia può manifestarsi con rallentamento o arresto dello sviluppo e irritabilità.
Va detto che i sintomi addominali non sono sempre presenti negli adulti, nei quali la celiachia può provocare carenza di ferro senza causa apparente, ansia, depressione, affaticamento e disturbi dell’apparato osteo-articolare più o meno gravi, dermatite erpetiforme.
Da quanto su detto si evince che la diagnosi non è facile, perché non sempre il quadro clinico orienta il medico verso un sospetto di intolleranza al glutine, a meno che in famiglia non esistano altri casi: la celiachia è infatti una malattia a base ereditaria. Del resto, poiché l’unico esame probante è la biopsia dei villi intestinali, è consigliabile non eliminare l’assunzione di alimenti contenenti glutine durante l’iter diagnostico perché questo potrebbe creare falsi negativi in quanto i villi hanno la capacità di “guarire” quando non vengono a contatto con il glutine. La biopsia dei villi intestinali viene eseguita, di norma, nel caso in cui dalle analisi del sanguerga un aumento di alcuni tipi anticorpi: quelli che attaccano organi e tessuti dell’organismo che li produce.
Ma da cosa deriva questa differenza della sintomatologia? E perché la comparsa della malattia avviene in epoche così diverse da un individuo all’altro?
I fattori che determinano queste differenze sono, da quanto emerso dagli studi sulla patologia:

  • l’epoca di introduzione di alimenti contenenti glutine, che sarebbe direttamente proporzionale all’epoca di insorgenza della malattia (l’esordio è più precoce in bambini in cui siano stati introdotti prima i farinacei);
  • la durata dell’introduzione del glutine nell’organismo, in alcuni soggetti adulti la malattia può essere asintomatica o non riconosciuta così a lungo, anche per dieci anni, da provocare danni più gravi all’intestino e quindi sintomi più complessi.

Una volta diagnosticata la malattia l’unica cura possibile è l’eliminazione degli alimenti contenenti glutine, una dieta di questo tipo (salvo nei casi di diagnosi eccessivamente tardiva), infatti, ripristina il corretto funzionamento intestinale e, quindi, l’assorbimento delle sostanze nutritive, scongiurando, nella maggior parte dei casi, l’insorgenza di malattie correlate.

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